Alberto ALEXANDRE

L'ENERGIA NUCLEARE E I SUOI UTILIZZI

3 media a.S. 2019/2020

international school of Venice

ITALIANO

 - Iosif Brodskij e la poesia “Il Futuro”

Iosif Aleksandrovič Brodskij fu un poeta russo nato a San Pietroburgo il 24 di Maggio 1940 da una famiglia ebrea. Visse i primi anni dell'infanzia durante la seconda guerra mondiale, un periodo che lo segnò profondamente per le difficoltà che la sua famiglia fu costretta ad affrontare a causa dell’antisemitismo. Dopo aver lasciato la scuola a quindici anni, iniziò a scrivere poesie come autodidatta e a pubblicarle nel 1958.
Venne però osteggiato dalle autorità russe, che consideravano la sua poesia troppo indipendente. Nel 1964 venne accusato di“parassitismo” e condannato a cinque anni di lavori forzati in una località vicina al circolo polare artico. Successivamente nel 1972 fu addirittura espulso dalla Russia e si trasferì negli Stati Uniti d’America, dove oltre ad aver scritto molte raccolte di poesie, tenne anche corsi universitari e incominciò un'attività pubblicistica. Nel 1987 vinse il premio Nobel per la letteratura con questa motivazione "for an all-embracing authorship, imbued with clarity of thought and poetic intensity”.

Morì il 28 gennaio 1996 nel suo appartamento a Brooklyn per un attacco di cuore, senza aver mai potuto rientrare in Russia. Per suo espresso desiderio venne seppellito a Venezia, città che per i suoi canali gli ricordava la sua amata San Pietroburgo.
La poesia “Il Futuro” fu scritta in inglese e venne pubblicata il 20 dicembre 1984 su una rubrica letteraria del New York Time.

Alti venti stratosferici col loro fischiettio giovanile.

Una nuvola bianca come il pensiero, in cerca dell’umanità.

«Oh, dove te ne voli?» fece il missile al missile, Avanti non c’è nulla e nulla c’è dietro.

E’ una composizione contro l’utilizzo della energia nucleare come strumento di violenza. I protagonisti sono infatti due missili in cerca della umanità (implicitamente per distruggerla) che si incrociano. Uno chiede all’altro dove sta volando, dato che non c’è niente né davanti né dietro, solo una nuvola bianca come quella dei pensieri. Il nulla fa pensare alla devastazione causata dagli ordigni nucleari, a ciò che non c’è più perché é stato distrutto e a ciò che non potrà più esserci, per la durata e la gravità degli effetti radioattivi, che radono tutto al suolo impedendo per anni qualsiasi forma di vita. Questa poesia mi ha colpito perchè rende protagonisti non delle persone, ma degli oggetti come i missili, che vengono personificati con comportamenti ed espressioni tipici degli esseri umani e suscita in me sensazioni contrastanti. Il primo verso, con il riferimento ai venti e l’uso dell’espressione “fischiettio giovanile” mi fa provare un senso di leggerezza, come se mi trovassi nello spazio. Nel secondo verso, però, interviene un senso di minaccia, con la nuvola bianca che cerca, insegue, l’umanità.

Anche l’immagine dei missili che parlano tra loro nel terzo verso mi sembra quasi lo stile di una favola, un racconto per bambini, ma l’ultimo verso mi fa provare un senso di angoscia, quando provo ad immaginarmi quello che succederebbe se un missile trovasse l’umanità che stava cercando.